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Una democrazia liberale per la Repubblica

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Una democrazia liberale per la Repubblica

Mentre l'Italia rischia il tracollo economico-finanziario e vede sempre più lontana la soluzione dei propri problemi: dalla mancata crescita alle difficoltà della ripresa economica, all'aumento micidiale della disoccupazione giovanile, alla caduta dei valori e al depauperamento culturale che si avverte dalla scuola alle istituzioni repubblicane, i due grossi contenitori politici (non partiti) continuano a rimbalzarsi la palla come in un infinito torneo di ping pong, ciechi e sordi alle grida di dolore che il Paese, sempre più lacerato, a rischio non solo per la coesione sociale ma perfino per l'unità nazionale, lancia a tutti i livelli.
Il bipolarismo sta ampiamente dimostrando che non è un sistema elettorale a decretare la bontà di un governo e men che meno la sua capacità di governare. Manca in Italia una forza politica che interpreti i bisogni profondi del Paese, capace di alte mediazioni in nome dell'interesse generale, in grado di sostenere la lotta politica non solo come sterile opposizione, ma come responsabile azione di collaborazione, soprattutto nei momenti di grave emergenza nazionale, come quello che stiamo vivendo.
Il convegno di Todi, in cui Pierferdinando Casini ha lanciato l'idea del "Partito della Nazione", non come una nuova Democrazia Cristiana, bensì come un partito che mette al centro della sua azione i problemi dell'Italia, in cui possono convivere credenti e non credenti, è l'unica vera novità in uno scenario ormai ingessato almeno fino a quando non riusciremo a liberarci delle leggi ad personam che debbono salvaguardare non la libertà di tutti, ma probabilmente quella di uno solo o di pochi. L'idea che la Fondazione Liberal ha lanciato nel convegno di Todi ha perlomeno il merito di aver resuscitato il dibattito politico italiano finora ristretto alla faida Fini-Berlusconi e a poco più. Alla gente non interessano le diatribe personali che per ora non lasciano intravedere nessuna soluzione.
Noi Repubblicani Europei, che abbiamo vissuto l'esperienza del Partito Democratico in termini molto negativi, seguiamo con interesse gli sviluppi di un percorso politico che sia alternativo tanto al PDL quanto al PD, senza cercare scorciatoie, né soluzioni affrettate. Non vogliamo un contenitore in cui si ritrovi tutto e il contrario di tutto, ma intendiamo lavorare per un terzo polo, quello liberaldemocratico, in linea con le nostre posizioni a livello europeo, in cui la matrice culturale sia chiara e non equivoca: credenti e non credenti in una posizione laica, non laicista e men che meno confessionale, responsabile e capace di scelte autonome rispetto ai grandi problemi della nostra società e alle risposte da offrire ai nuovi diritti emergenti.
Prima di una sintesi politica è necessaria una sintesi culturale, in grado di privilegiare gli interessi della nazione su quelli del partito, come sempre i repubblicani hanno saputo fare. Dobbiamo riuscire a non sprecare questa nuova opportunità di sbloccare un Paese inchiodato in una contrapposizione oramai arenata non su idee o su un progetto, ma su personalismi e lotte di potere. L'Italia ha bisogno di una democrazia liberale, alla cui realizzazione possano concorrere una pluralità di soggetti politici laici e non laicisti, difensori del valore della cultura, dell'innovazione e della modernità in un ritrovato senso dello Stato e delle istituzioni repubblicane, ma soprattutto uniti nella difesa dell'unità e della solidarietà nazionale.
Tutto questo a Todi è entrato nel dibattito. Il tempo dell'attesa è finito; ora la responsabilità ci chiama al dovere di un'azione politica nella quale possiamo portare il contributo di una grande storia democratica. 

Sen. Luciana Sbarbati

 

 


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