A livello comunitario, uno dei problemi del football è costituito dalla carenza di una adeguata tutela normativa dei "vivai" ovvero dei settori giovanili delle squadre di calcio dove si formano atleti "non professionisti". A seguito di recenti disposizioni UEFA e FIFA, in linea con il "White Paper on Sport" del luglio 2007, le squadre di calcio sono tenute ad investire risorse nella formazione dei giovani all'interno dei propri vivai. A fronte di tale doverosa pratica, nella UE, non vi sono adeguate ed uniformi regole volte a tutelare efficacemente i club presso i quali i giovani atleti sono tesserati. Di frequente, squadre di calcio impegnate nella formazione di un giovane sportivo si vedono vanificare gli sforzi, anche economici, sostenuti per la sua formazione, per l'ingaggio del giovane da parte di altro club proprio per la carenza di una adeguata copertura normativa nei paesi UE. A nulla servono i rimedi adottati dalla FIFA che con i "Regulations on the Status and Transfer of Players” ha previsto un semplice indennizzo per il club che ha formato il giovane calciatore.
Può la Commissione spiegare se non ritenga opportuno:
1) adottare una tipologia di contratto “standard” di apprendistato per i giovani calciatori di età compresa tra i 16 e i 19 anni, applicabile nei 27 Stati Membri;
2) definire, chiaramente, i concetti di atleta "professionista" e "non professionista" che specie nel calcio risultano confusi e soggetti ad arbitrarie interpretazioni.