|
|
|
L’Italia ha urgente bisogno di recuperare competitività e promuovere sviluppo e occupazione per dare fiducia e futuro alle giovani generazioni e sicurezza e dignità a tutti. Ciò richiede un insieme di interventi che agendo sui singoli settori con strategie organiche ne ridefinisca gli obiettivi e le modalità organizzative valorizzando il merito degli operatori, in adesione alla cultura del risultato. In particolare la nostra attenzione è rivolta a:
4.1 Istruzione
L’obiettivo di fondo è e resta, per qualsiasi governo, in Italia e altrove, quello di realizzare la società della conoscenza, con forte assunzione di responsabilità da parte della Repubblica per la realizzazione di una scuola di qualità che sia davvero la casa comune di tutti e che persegua attraverso la cultura e l’istruzione la socializzazione fra tutti coloro che la frequentano senza pregiudizi e discriminazioni ideologiche.
Il Movimento dei Repubblicani Europei propone una offerta scolastica che riesca a vedere impegnati nell’istruzione quanti più soggetti è possibile per tutto il tempo necessario ad imparare ed apprendere per tutto il resto della vita: dieci anni risultano oggi indispensabili per una istruzione obbligatoria e gratuita, non necessariamente identica per tutti nel primo biennio della scuola secondaria superiore.
Il rispetto delle “diverse inclinazioni” dei giovani a partire dal 14° anno di età è per altro una difficoltà oggettiva contro cui anche il centro-sinistra si è in passato ripetutamente scontrato. Ciò obbliga in primo luogo tutti ad interrogarsi se l’impianto didattico e l’efficacia reale della scuola per l’infanzia e degli otto anni di scolarità obbligatoria prescritti dalla Costituzione sono quelli più appropriati a gettare le basi per un apprendimento che duri per tutto l’arco della vita. Ma obbliga anche a chiedersi come si risolve concretamente il problema dell’intreccio tra istruzione e formazione, tra uguaglianza di diritti e diversità di offerta dopo il 14° anno di età senza separarle precocemente, come fa invece la legge 53.
Su una più equilibrata soluzione di questo problema si realizza la svolta da proporre agli italiani e si rende visibile la massima discontinuità, non solo rispetto al centro destra, ma anche – ed è ugualmente doveroso – rispetto al centro sinistra ed alla sua storia.
Da correggere è dunque, sicuramente e rapidamente, l’impianto legislativo del primo biennio della scuola secondaria superiore che deve articolarsi in modo da includere tutti, senza perciò costringerli ad omologarsi ad un unico modello culturale didattico e formativo, che sarebbe poi in sostanza quello liceale, accentuatamente teorico, quando non esageratamente ancorato alle logiche universitarie.
La prova che bisogna dimostrare di saper superare è al contrario quella di essere in grado di predisporre e proporre percorsi, su cui molte scuole si stanno autonomamente esercitando, che non pretendano di perseguire le stesse finalità se non in termini di effettiva qualità dell’offerta, e di ragionevole e non astratta integrazione fra approccio teorico e apprendimento attraverso l’operatività. Perché la scommessa di un’innovazione nel senso sopra indicato funzioni si devono rispettare nell’impianto normativo, nella progettazione e nella realizzazione alcune condizioni:
-
che i saperi generali di base vengano solidamente fondati nel primo biennio (ma anche nel percorso precedente: primo ciclo);
-
che la cultura di settore da avviare in funzione orientativa fin dal primo biennio della scuola secondaria superiore, sia definita di concerto con il mondo produttivo, per una corretta individuazione delle componenti significative e dei relativi contenuti e traguardi, e non inventata a tavolino da “scolastici”, con un occhio sempre troppo attento all’utilizzazione dei docenti in servizio;
-
che la scuola acquisisca la capacità progettuale necessaria per processi di insegnamento-apprendimento fondati sulla interazione costante tra conoscenze, sistemazioni teoriche e dimensione operativa;
-
che gli esami di Stato modificati per ripristinare commissioni in parte esterne, prevedano per i settori a forte valenza territoriale, prove ad alto contenuto professionale (progettazioni, studio dei casi concreti valutazione degli esiti di stages, etc.) nonché verifiche da affidare anche ad esperti dei settori di riferimento.
La consapevolezza della terminalità sia dei percorsi quinquennali, sia degli interventi di formazione professionale dopo il primo biennio, non è affatto in contrasto con il principio di uguaglianza dei diritti e di “pari dignità” dei percorsi, e neppure con una ben intesa “pedagogia” perché il confronto con la realtà del mondo produttivo è sempre educativa al massimo, come lo è la prospettiva e il desiderio di cimentarsi con responsabilità adulte.
4.2 Università & Ricerca
Lo sviluppo economico e lo sviluppo del Pese oltre che un’adeguata politica scolastica, esigono una altrettanto adeguata politica per l’Università , in cui si intreccino indissolubilmente l’attività didattica e quella di ricerca. In questo senso definire alcuni punti qualificanti di una moderna politica della ricerca significa di fatto delineare gli obiettivi della didattica universitaria, anche a prescindere dall’assetto ordinamentale dell’Università su cui forse qualche riflessione andrà fatta
Il sistema italiano della ricerca presenta una serie di punti di debolezza così riassumibili:
-
basso ammontare delle risorse destinate dallo Stato e dalle Imprese (l’incidenza del PIL è inferiore a tutti i paesi del G 7 e di tutti i paesi industrializzati);
-
le risorse sono disperse in mille rivoli con ritorni modesti: i centri pubblici di ricerca ottengono pochi brevetti ed un numero limitato di questi è acquisito dalle imprese;
-
i criteri di selezione dei programmi e dei ricercatori sono inadeguati;
-
i controlli sui risultati sono inefficienti
-
vi è poca integrazione tra sistema pubblico e imprese;
Per le sue debolezze funzionali e strutturali il sistema della ricerca, nel suo complesso, non riesce a dare alla economia italiana il supporto necessario per superare la crisi di competitività che la investe.
Punti di forza del nostro programma consistono nel:
-
definire un corretto equilibrio tra ricerca di base e ricerca applicata;
-
collegare la ricerca italiana ai grandi progetti europei ed internazionali;
-
definire le linee prioritarie di intervento tenendo presenti la condizione e le esigenze dell’apparato produttivo e perciò la priorità del suo avanzamento tecnologico;
-
interessare alla ricerca anche le piccole e medie imprese specie quelle organizzate in distretto industriale, fornendo a tali imprese i servizi necessari per sostenere l’innovazione di processo e di prodotto;
-
operare su un limitato numero di interventi e costruire i progetti in stretto rapporto con le imprese;
-
coordinare l’azione dei cinque comparti pubblici sostenuto dalle risorse finanziarie dello Stato: CNR, Università, ENEA, INFN, Istituto per la Tecnologia;
-
delineare i controlli necessari per la verifica dei risultati.
-
abolire tutti gli automatismi nell’erogazione dei Fondi Pubblici;
-
concentrare le risorse sulla ricerca applicata, riservando una quota alla ricerca pura e privilegiando le tematiche nelle quali le conoscenze scientifiche generino in tempi non lunghi potenziali applicazioni economiche e sociali;
-
mantenere un presidio significativo nella ricerca sull’identità storico-culturale del Paese e sul suo patrimonio artistico;
4.3 Nuove strategie di sviluppo economico
I Repubblicani Europei nell’attuale fase di pesante crisi del Sistema Italia, indicano nella massima attenzione ai conti pubblici e nella liberalizzazione del sistema economico i punti cardine che caratterizzeranno la ripresa in Italia. modernizzati pur con la massima attenzione alle problematiche sociali del lavoro e al dialogo con le parti sociali. Il Movimento dei Repubblicani Europei si pone, quindi, come stimolo per le altre forze politiche garantendo una cultura di Governo e della governabilità per una sinistra moderna. In questa logica è prioritario eliminare le grandi ingiustizie – soprattutto fiscali – che rendono l’Italia un paese bloccato e senza futuro. Alcune grandi cose da realizzare subito – aumentare la concorrenza, migliorare l’amministrazione pubblica, rilanciare scuola e ricerca – fanno parte di un programma obbligato del centro-sinistra e del Movimento Repubblicani Europei. Vogliamo tornare ad essere un Paese che crea opportunità, restituendo competitività all’Italia e per questo ci vuole un cambiamento netto rispetto alla politica economica di questi disastrosi cinque anni di centrodestra. Ci vuole – da subito, e attuata senza tentennamenti – una “terapia rapida, forte e organica”, come ha già detto Romano Prodi.
4.4 Per uno sviluppo compatibile e sostenibile
E’ generale la previsione che nei prossimi anni nuovi massicci eventi (atmosferici, idrogeologici, epidemici) calino sulla già debole condizione italiana, aggravando problemi e disagi. La politica ha però l’obbligo di prepararsi tempestivamente a rispondere non solo a quegli eventi ma anche alla complessità della questione ambientale in cui si inseriscono, con visione dei problemi dell’emergenza inquadrata in una coerente politica pluriennale programmata. In questo senso, anche nella limitatezza delle risorse finanziarie cui obbligano i conti pubblici che erediteremo dal centro-destra, dovremo mettere in atto una politica basata su cinque punti fondamentali, che i Repubblicani Europei sintetizzano nei seguenti:
-
per contribuire ed affrontare il tema prioritario del rilancio dello sviluppo in termini di sostenibilità reale si tratta innanzitutto di dare concretezza alle Convenzioni internazionali, alle Direttive europee e agli impegni già presi. Particolarmente importante a questo fine è la piena applicazione della Convezione sulla biodiversità e sulla tutela dell’insostituibile patrimonio di specie animali e vegetali, di individui e di ecosistemi, senza i quali non potrebbe esistere sostenibilità dello sviluppo.
Gli stati firmatari della Convenzione hanno convenuto che i Sistemi di Aree protette (parchi, riserve naturali, siti di interesse comunitario) non solo hanno l’insostituibile funzione di strumenti di conservazione della biodiversità, ma rappresentano anche modelli di uso razionale delle risorse naturali. In Italia, il sistema costituitosi nel tempo rappresenta perciò il punto di partenza ideale per la realizzazione di una strategia coerente con gli impegni internazionali; ed il governo coinvolgerà e coordinerà tutte le competenze istituzionali per mettere in pratica tale strategia, impegnandosi sul principio che le esigenze della tutela delle risorse ambientali debbono attraversare, come invariante, le scelte e le azioni pubbliche e private.
-
per garantire la gestione più efficace e corretta delle aree protette, nel quadro dell’attuazione della direttiva Habitat, ci impegniamo a far adottare un programma pluriennale che preveda di:
-
non permettere la sanatoria degli edifici costruiti su aree vincolate di qualsiasi tipo;
- rispettare le competenze tecnico-scientifiche nelle nomine dei presidenti, consigli direttivi e direttori dei Parchi e delle Riserve che siano di sua spettanza;
- assumere la ricerca scientifica come elemento centrale della politica ambientale, rafforzando per quanto possibile l’attività di ricerca pubblica mirata allo scopo.
Il programma dovrà altresì rispondere all’esigenza di coinvolgere e rendere soggetti consapevoli ed attivi sui temi ambientali tutti i cittadini, attivando programmi di comunicazione, di educazione e di specifica formazione, allo scopo di assicurare che in tutte le attività economiche il tema della tutela ambientale non solo sia preso in considerazione, ma venga affrontato in modo efficace.
-
la politica del Governo di centro-destra ha fatto perdere autorevolezza al Ministro dell’Ambiente ed alle Agenzie collegate, provocando confusione intollerabile fra funzione di indirizzo politico e funzione di gestione. Compito preliminare sarà quello di tornare a valorizzare professionalità, competenza e indipendenza di giudizio dell’Amministrazione pubblica.
-
Nel corso degli anni passati anche la legislazione, già inadeguata per molti aspetti, è stata peggiorata. Uno dei primi compiti da affrontare sarà perciò la revisione e l’adeguamento delle normative. In particolare:
- in materia di beni culturali e ambientali, va rivisto il “Codice Urbani” nelle norme che – a modifica del T.U. 490/1999 – eliminano di fatto le tutele previste dalla legge Galasso sui beni ambientali, e riducono i poteri delle Sovrintendenze Regionali in materia di tutela del paesaggio;
- in materia di acque, vanno integrate le norme che impongono la trasformazione delle aziende e dei consorzi che gestiscono il servizio pubblico in società di capitali con disposizioni – oggi carenti – che assicurano la provenienza dell’interesse pubblico nella gestione di un bene comune come l’acqua;
- in materia di rifiuti, vanno riviste le norme della L. 178/2002, per quanto riguarda la definizione di “rifiuto”, l’annullamento del controllo pubblico sulla gestione del ciclo integrato dei rifiuti e l’obiettivo di riduzione, recupero, riciclaggio e riutilizzo dei rifiuti; si ricorda in proposito l’esistenza della procedura di infrazione alle Direttive europee sui rifiuti;
- in materia di V.I.A. e V.A.S. occorre adeguare la procedura alla normativa comunitaria che vuole assicurare il pieno esercizio dei diritti dei cittadini in materia di informazione e partecipazione in tutte le fasi della progettazione di opere pubbliche e private (anche su questo aspetto è in corso una procedura di infrazione);
- in materia di energia occorre nel Programma energetico nazionale potenziare, anche con strumenti fiscali, le politiche di risparmio e la produzione di energia attraverso fonti rinnovabili, in particolare le biomasse, il fotovoltaico e il mini-eolico.
-
Ci impegniamo altresì per:
- la revisione drastica del meccanismo delle cartolarizzazioni impedendo la vendita dei Beni culturali, dei parchi, del verde pubblico, delle spiagge;
- il rispetto dei vincoli idrogeologici senza permettere deroghe o finanziamenti che hanno prodotto l’invasione del cemento nelle aree di esondazione dei fiumi e dei torrenti;
- l’approvazione di normative di tutela del paesaggio agricolo che incentivino, rendendola più produttiva, anche l’attività agricola minore;
- non produrre comunque nuovi condoni edilizi.
4.5 Più efficienza nella Pubblica Amministrazione
Va introdotto su vasta scala un criterio chiaro di responsabilizzazione e misurabilità nella pubblica amministrazione e in tutti gli uffici e le aziende pubbliche locali. Vanno introdotti test di efficienza e misurabilità in tutto ciò che è pubblico (stato, regione, provincia, comune) a base di valutazioni sul raggiungimento degli obiettivi assegnati. Il sistema, che deve poter essere valido anche per Scuola e Sanità, taglierà i fondi a ogni ufficio e centro di costo che non ha conseguito i risultati fissati, mentre premierà quelli che raggiungono o superano gli standard. La Pubblica Amministrazione non deve essere gestita in base a criteri politici, ma in base a criteri di efficienza.
4.6 Creare le condizioni per sviluppo delle imprese
Si deve avviare con decisione il trasferimento massiccio di risorse dallo stato allo sviluppo delle imprese che producono beni e servizi perché l’Italia possa competere in un mondo ad intensa globalizzazione. Bisogna avere il coraggio “Politico” di mettere sul mercato tutto ciò che di non-strategico lo Stato ha in portafoglio e che è spesso fonte di privilegi e rendite di posizione.
Questa politica si articola su vari terreni:
-
Il primo è quello degli incentivi. Gli incentivi non vanno accresciuti, ma riorientati e mirati soprattutto alle attività di ricerca e innovazione, al rafforzamento patrimoniale e dimensionale di impresa, alla riduzione dei vantaggi (spesso di natura giuridica) di restare piccoli.
-
Il secondo è quello dello sviluppo dei settori emergenti (biotecnologie e nanotecnologie ecc) che favoriscono la crescita di nuove imprese high-tech. In questo caso sono da prevedere interventi di sostegno fiscale all’Innovazione e interventi di sostegno al “venture capital”.
-
Il terzo è lo sviluppo di progetti europei e accordi con imprese europee.
-
Il quarto è quello della politica estera commerciale, e la politica di internazionalizzazione delle imprese, anche modificando l’attività dell’ICE, per renderla più dinamica; predisponendo corsi di formazione, monitoraggio e assistenza presso le CCIAA, ed agevolando le tariffe di trasporto delle merci export.
4.7 Innovazione tecnologica e brevettazione per far crescere la “società della conoscenza”
Particolare rilevanza riveste la difficoltà delle nostre imprese nello sviluppare una adeguata attività di ricerca, con conseguente deficit di innovazione tecnologica e non sufficiente attività di brevettazione. Ciò penalizza il sistema Italia rispetto alle imprese sia di Paesi con manodopera a basso costo e forti incentivi alle esportazioni, sia di Paesi dal patrimonio tecnologico particolarmente avanzato.
Questo complesso quadro è riconducibile alle peculiari caratteristiche delle imprese che costituiscono in larga parte il tessuto produttivo italiano:
Su questi aspetti riteniamo necessario intervenire, con estrema tempestività, per evitare che le difficoltà diventino croniche e l'attuale fase di declino dell'imprenditoria italiana diventi irreversibile.
Quanto alla difficoltà data dalla ormai fisiologica difficoltà delle nostre imprese nel reperimento di risorse finanziarie, anche essa implica la necessità di pronti e mirati interventi.
Vanno a tal fine privilegiati:
-
lo strumento fiscale
-
il miglioramento delle procedure esistenti per il sostegno alle aree depresse, che attualmente, prevedono, nella fase istruttoria la partecipazione di un'istituzione finanziaria, la quale solitamente provvede ad una erogazione finanziaria in conto capitale. Queste istituzioni finanziarie possono svolgere una funzione diversa e più incisiva, assumendo un ruolo di garanzia per quote di rischio delle transazioni creditizie.
-
il processo di modernizzazione del mondo bancario.
Al fine di incentivare l’attività di brevettazione delle nostre aziende, appaiono necessarie alcune misure mirate, che si elencano:
-
in primo luogo, il miglioramento delle strutture che supportano le imprese in tale genere di attività; in particolare, estremo bisogno vi è che venga rafforzata l'organizzazione e la funzionalità dell'UIBM - Ufficio Italiano Brevetti e Marchi;
-
in secondo luogo, una efficace tutela giurisdizionale, per una effettiva e tempestiva difesa del proprio patrimonio conoscitivo; al riguardo, particolare cura dovrà essere rivolta al miglioramento delle Sezioni Specializzate in materia di Proprietà Industriale ed Intellettuale, già istituite presso vari Tribunali ma non adeguatamente strutturate;
4.8 L’agricoltura
Una efficace politica in agricoltura deve affrontare il settore con ampia visuale e con una strategia di medio e lungo periodo, in rapporto ai problemi derivanti dalla globalizzazione dei mercati e nell’ambito delle politiche comunitarie e per il Mediterraneo, rispetto alle quali gli interessi dell’Italia devono essere implementati e tutelati, puntando sempre più a prodotti di qualità che esaltano le produzioni territoriali.
Come in ogni campo il miglioramento della competitività in agricoltura è favorito dal dialogo tra il mondo della ricerca e quello dell’impresa, ovvero dall’assiduo confronto tra scienza e impresa nonché dall’attenzione verso alcune priorità:
-
scelta delle materie prime e introduzione di tecnologie e processi innovativi come fattori di competitività;
-
sicurezza alimentare come requisito primario: che richiede metodologie e strumenti avanzati per la diagnostica di microrganismi, di micotossine e di contaminanti ambientali;
-
valore “territorio”: attraverso la messa a punto di metodologie di caratterizzazione genetica, di determinazione dell’origine territoriale e di valutazione della compatibilità ambientale nell’utilizzo delle risorse naturali (acqua e suoli);
-
controllo finale del prodotto e la sua confezione: con la messa a punto di sistemi innovativi per le analisi non distruttive, per il packaging, per il miglioramento della shelf- life;
-
rintracciabilità come strumento di garanzia, integrata ai sistemi di gestione aziendale;
-
rapporto tra sistema produttivo e consumatore con un adeguato trasferimento di know-how, comunicazione e soddisfazione del Cliente, studi ed analisi di scenari economici e tecnologici.
Occorre quindi
-
convergenza delle conoscenze e delle tecnologie;
-
stretta interconnessione tra ricerca e innovazione;
-
coniugazione sinergica tra il mondo scientifico e quello imprenditoriale;
-
incentivazione nel del biologico e la produzione DOP DOC;
-
no agli OGM.
4.9 Un nuovo patto sociale per il lavoro: criteri orientativi per il confronto con i sindacati
Le trasformazioni socio economiche hanno provocato una pluralità di condizioni lavorative improntate per lo più alla flessibilizzazione dei rapporti, mentre il nostro tessuto di piccole imprese ha sempre di più esternalizzato le produzioni e sempre più si avvale di “professionisti in azienda” al posto dei vecchi quadri aziendali. La figura del datore di lavoro si va sbiadendo a favore di una crescita di relazioni di tipo semi-indipendente.
Tale tendenza rischia, se non governata, di essere fortemente penalizzante per il lavoratori creando nuove forme di disuguaglianza e precarietà nel mondo del lavoro.
Questo non significa che si debba impedire il contratto di lavoro a tempo determinato, ma crediamo che si debba vigilare affinché non se ne abusi e si favorisca la sua trasformazione a tempo indeterminato, magari con decontribuzioni per quelle aziende che rendano stabile nel tempo questo tipo di rapporti.
Per accrescere il grado di flessibilità del mercato del lavoro è, tuttavia, prioritario arrivare a definire efficienti servizi per l’impiego, tutele adeguate in caso di disoccupazione e formazione continua. Intendiamo riformare, compiutamente, istituzioni che furono concepite in un quadro di sviluppo basato sulla produzione di massa e sul lavoro dipendente. L’innovazione è fonte di accrescimento della competitività e di diffusione della ricchezza a patto che si proceda, parallelamente, in uno sforzo d’investimenti intensi verso la formazione continua delle risorse umane: essa deve durare per tutto l’arco della vita lavorativa e riguardare fasce sempre più ampie della forza lavoro.
Deve essere chiaro che come Repubblicani Europei , senza approcci dogmatici verso i grandi temi della giustizia sociale, rifuggiamo da due equivoci presenti nel dibattito attuale:
-
che la riforma del mercato del lavoro serva a togliere le tutele ai lavori;
-
che serva a dare ai nuovi lavori le tutele proprie del lavoro dipendente senza riguardo alle caratteristiche specifiche dei rapporti.
Vanno pertanto ripristinate le politiche di sostegno introdotte nella precedente legislatura.
Oltre al superamento della legge 30, proponiamo misure che:
-
si estendano a tutti i lavoratori le tutele e i diritti di base (maternità, paternità, malattia, infortunio, diritti sindacali, accesso al credito,ecc.);
-
aumentino le opportunità di crescita professionale con la formazione permanente;
-
garantiscano non solo il sostegno al reddito attuale, ma il futuro pensionistico con strumenti quali la totalizzazione di tutti i contributi versati, anche a regimi pensionistici diversi, e la copertura figurativa per i periodi di non lavoro.
4.10 Lo sviluppo del Mezzogiorno e delle aree depresse del Paese
I problemi dell’intero paese vanno risolti complessivamente avendo come obiettivo principale il superamento dello squilibrio ancora esistente tra le due aree geografiche: quella del centro Nord e quella del Sud.
Vanno in primo luogo affrontati con decisione la carenza di infrastrutture e la dilagante criminalità e va evitato che la devolution metta in crisi le regioni del sud per effetto della dipendenza dai trasferimenti centrali e che il federalismo fiscale lo penalizzi ulteriormente.
I Repubblicani Europei propongono in sintesi di:
-
creare le condizioni per assicurare vivibilità e sicurezza in grado di favorire investimenti ed assicurare sviluppo superando definitivamente la fase assistenziale e recuperando quegli effettivi fattori di efficienza nel quadro del consolidamento del tessuto imprenditoriale in primo luogo quello locale, favorendo l’innovazione e la competizione;
-
introdurre un federalismo fiscale equo che punti sulla solidarietà tra le regioni del nord e quelle del sud;
-
incentivare il rafforzamento delle reti turistiche meridionali finalizzate all’innalzamento degli standard qualitativi dell’offerta;
-
porre come indispensabile premessa allo sviluppo il potenziamento della infrastrutture nella prospettiva dell’espansione degli scambi commerciali con i paesi asiatici e nel quadro delle nuove opportunità tendenti a rivalutare il Mediterraneo;
-
mettere particolare attenzione negli interventi di finanza agevolata a favore dell’artigianato, del settore del commercio al dettaglio, dell’energia soprattutto alternativa, del lavoro autonomo e quindi dell’microimpresa.
4.11 Il turismo
Il turismo è un settore fondamentale per la ripresa economica dell’Italia, e tuttavia ha recentemente segnato battuta d’arresto nelle presenze turistiche e dei fatturati.
Per rilanciare il settore occorre elaborare un progetto generale che parta da un concetto globale di turismo in Italia e venga poi declinato nell’offerta oggi possibile nelle singole regioni province e comuni, attribuendo ai vari soggetti politici locali responsabilità di verifica dei risultati.
Al pari di altri paesi occorre realizzare una forte promozione turistica dell’Italia a livello mondiale impegnando in questo compito un’Agenzia Nazionale che non riproponga le caratteristiche di mega-carrozzone che troppo spesso ci capita di vedere. L’eventuale nuovo organismo dovrebbe agire quale coordinatore di iniziative del MAE, del MAP, dell’ICE e delle regioni.
Le aziende turistiche, dal canto loro, dovranno accreditarsi attraverso specifici aggiornamenti formativi in rapporto alle linee di omogeneizzazione dell’offerta individuate a livello nazionale e regionale.
E’ evidente che a regime occorrerà una attività di monitoraggio per mantenere l’offerta turistica italiana ai livelli in cui una nuova intelligente e moderna politica avrà saputo collocarla.
4.12 Le infrastrutture, la mobilità ed i lavori pubblici
L’Italia soffre di un ritardo storico per quanto riguarda le infrastrutture di trasporto, soprattutto al Sud: autostrade insufficienti e spesso insicure, sistema ferroviario sovraccarico e ingestibile, trasporti pubblici inadeguati ecc. Per affrontare queste problematiche occorre una logica programmatoria che armonizzi le varie esigenze. E’ probabile che in prospettiva la dimensione nazionale di pianificazione non sia sufficiente e che sia necessario istituire in sede europea una Authority per il Traffico che formuli proposte alternative all’attuale situazione.
Occorre però subito un aumento negli investimenti in infrastrutture urbane (metropolitane, tram, parcheggi) e incentivi che rendano appetibile la mobilità collettiva (corsie preferenziali, mezzi di trasporto moderni e vivibili). Questo sforzo sarà affiancato da traguardi pubblici nell’utilizzo di carburanti e tecnologie a basso impatto ambientale (da rendere obbligatori per bus, taxi, impianti di riscaldamento ecc.) da incentivare per quanto riguarda i mezzi privati.
|
|