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La repubblicana Sbarbati vuole firmare un nuovo patto di conciliazione
29/05/2007

Articolo apparso in data odierna sul quotidiano Italia Oggi
La repubblicana Sbarbati vuole firmare un nuovo patto di conciliazione.
Al voto di preferenza deve molto. Ed è per questo, quasi per debito di riconoscenza politica che Luciana Sbarbati, segretario dei Repubblicani europei, con Italia Oggi s impegna a sottoscrivere la petizione popolare per il ritorno del voto di preferenza.
“Non sarei mai stata eletta. Il mio voto venne dalle famiglie degli alunni della scuola e dalla società civile. Tutti si stupirono nel partito, tutti a dire che facevo sul serio”. Altri tempi, quando l’elettore poteva scegliere il suo candidato. “Oggi, invece, assistiamo a un esproprio della capacità democratica diretta del popolo. E questo blocca lo slancio verso le istituzioni. La gente non digerisce scelte imposte dal vertice”, dice la Sbarbati, aggiungendo comunque che “la sfiducia verso i partiti è grande, ma non arriva al punto di sfiduciare i partiti. A chi in questi giorni, soprattutto, va sottolineando la disaffezione degli italiani nei confronti della classe politica dice che ha “«scoperto l’acqua calda” perché “è un pezzo che è così”. Per il segretario dei Repubblicani Europei è necessario un ritorno forte alla responaabi1ità.
“Chi riveste una carica pubblica deve comportarsi sapendo di portare un peso enorme sulle spalle. Si possono perdere consensi ma si deve decidere nell’interesse generale, non di quelli di Confindustria o del sindacato. Avendo cura, cioè, di quegli interessi che secondo l’ottica repubblicana ho avuto a cuore. Però io continuo a insistere: ci può essere un patto di consultazione tra cittadini e politica soltanto se si torna a lavorare nell’interesso generale”.
Intanto, nella speranza che questo patto sia controfirmato, Luciana Sbarbati sa bene che la strada è lunga. C’è da mettere mano alla legge elettorale e scavalcare il nodo referendum. “Spero che ques’ansia da referendum spinga il Parlamento a un colpo di reni a un colpo d’ala e varare così una nuova legge elettorale. C’è bisogno di un salto di qualità necessario per tornare ad avere credibilità. Il Parlamento deve dimostrare che è lì per farle le leggi. Il referendum è un grande strumento di partecipazione democratica ma non può essere messo in campo perché il Parlamento non fa il suo dovere”. Sa bene la Sbarba ti che il suo è un atto d’accusa, “senza appello”, aggiunge, perché “ non possono lasciar decidere al referendum, devono decidere nel luogo giusto in modo trasparente, chiaro e democratico”.
Ma sa bene anche che “certe decisioni si prendono con accordi sotto banco perché fanno comodo agli uni e agli altri, alla faccia del popolo che vuole invece scegliere e decidere qualcosa”. Riportare tutto nel Parlamento, dunque, “per dare un segnale. E deve fare la legge elettorale non perché tampinato da referendum. I luoghi devono essere chiari, il Parlamento, i tempi incombono e deve esserci chiarezza dei patti tra destra e sinistra. La legge elettorale coinvolge tutti, il popolo italiano e il suo destino, il metodo devo essere bipartisan”.
Ma non sembra una cosa semplice semplice, c’è di mezzo il destino di un governo, di una legislatura e questo lo sa anche lei. Così come sa che proprio intorno al ritorno del voto di preferenza finora centro destra e centro sinistra sembrano fare quadrato, fatta eccezione per timide voci fuori schema.
“E’ vero, ci sono resistenze, ma io,  anche se in minoranza porterò avanti il discorso”, dice la Sbarbati offrendo anche soluzioni per arginare le eventuali critiche al ritorno dalle preferenze. “Qualcuno dirà che si possono insinuare cose non proprio legali., che bisognerà proteggersi da chi ha i quattrini e un tasso di disonestà elevato. Certo, ci cono rischi, ma si possono anche evitare facendo un discorso serio su tempi e spese delle leggi elettorali. La politica devono farla tutti quelli che hanno e cuore l’Italia, basta fissare un tetto di spesa minimale, per esempio, e almeno qualche rischio può essere arginato”.
  
Emilio Gioventù
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