Via libera all'elezione dei segretari regionali e a più liste per lo stesso candidato. L'assemblea dei 45 ha fissato le regole per le primarie del partito Democratico, in programma il 16 ottobre.
«L'elezione dell'assemblea costituente sarà una grande straordinaria occasione democratica, il modo migliore per fare nascere il partito democratico». Così Piero Fassino commenta l'esito della riunione del comitato dei 45 a piazza Santi Apostoli che ha approvato le regole per l'elezione della costituente e del segretario in programma il 14 ottobre.
«Siamo soddisfatti- dice Fassino- abbiamo approvato il regolamento che consentirà di andare all'elezione dell'assemblea costituente e le regole per una vasta partecipazione».
Fassino ha precisato che «verranno eletti contestualmente anche i segretari regionali, proprio perché dobbiamo fare nascere un partito federale, fortemente legato al territorio», ha precisato. In questo modo è stato risolto uno dei nodi, visto che i Dl non volevano l'elezione contestuale per paura della forza sul territorio dei Ds. I segretari regionali verranno dunque eletti insieme al segretario nazionale e ai delegati all'assemblea costituente.
«È stata una bella discussione e le votazioni si sono concluse con una larghissima maggioranza». Romano Prodi esce soddisfatto dalla riunione.
L'ultimo intervento della riunione è stato quello di Walter Veltroni. Non sprechiamo questo grande clima positivo, avrebbe detto il candidato segretario del Pd, "spronando" i partecipanti a far sì che il clima di attenzione attorno al Partito democratico non venga meno.
Per raggiungere questo obbiettivo Veltroni avrebbe sostenuto la necessità di liste plurali per «non dare l'impressione di una cosa poco democratica. Diamo a tutti la possibilità di partecipare» mettendo in campo più liste collegate ai candidati segretari. «In questo modo anche giovani universitari, ad esempio, potranno fare una loro lista raccogliendo 100 firme», avrebbe concluso Veltroni.
Il dibattito all'interno della costituente è stato molto "franco". Fra gli interventi più duri quello di Rosy Bindi che ha chiesto regole meno restrittive per favorire la presentazione di altri candidati a fianco di Veltroni.
Il ministro per la famiglia ha spiegato il senso dei propri emendamenti, sui quali il tre coordinatori del comitato (Antonello Soro, Maurizio Migliavacca e Mario Barbi) hanno dato parere negativo. La proposta consiste nel disgiungere l'elezione del segretario del Pd da quello dei componenti dell'assemblea costituente del futuro partito. Non è giusto, avrebbe affermato Bindi, eleggere il segretario indirettamente attraverso il collegamento a delle liste. È meglio una elezione diretta da parte dei cittadini. Il tipo di regole proposte da Bindi favorirebbe infatti la presentazione di candidature di opinione, che non hanno alle spalle organizzazioni pronte a mettere in campo liste su tutto il territorio.
Bindi ha anche chiesto che nell'elezione dei membri della costituente venga tolto il quorum dei singoli collegi ed ha proposto con forza che vi sia un'alternanza fra uomo-donna tra i capilista nei diversi collegi.
All'ingresso Romano Prodi aveva avvertito: «Oggi lavoriamo sui regolamenti e non sulle candidature». A chi insisteva sulle candidature Prodi ha risposto: «Non c'è solo Veltroni, c'è anche Franceschini».
Uno dei candidati in pectore per le primarie del 14 ottobre è Enrico Letta, che però non ha ancora sciolto la riserva. In una dichiarazione circa le parole di Rita Borsellino che, dopo un incontro avuto questa mattina a Roma, ha riferito che Letta avrebbe deciso di candidarsi, lo stesso Letta ha precisato che «l'interesse a valutare gli spazi per una candidatura alle primarie del Partito Democratico esiste, ma che nessuna decisione è stata ancora assunta. Questi sono - ha concluso Letta - giorni di riflessione e di valutazione».
Unica voce polemica quella di Luciana Sbarbati dei Repubblicani. «Sono uscita dalla riunione dopo il mio intervento. Non aveva senso che rimanessi ad ascoltare questioni che rigurdavano Ds e Margherita Il regolamento che hanno presentato Ds e Margherita non dà spazio a un autentico pluralismo politico. Noi Repubblicani siamo stati espropriati di fatto della titolarità di soggetto cofondatore del Pd. Per questo ho abbandonao la riunione».