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ORA LA SBARBATI SI SCAGLIA SUL PD E GUARDA A BOSELLI
09/08/2007

Il Riformista, giovedì 9 agosto 2007, pag. 3, di Alessandro De Angelis
“E’ probabile, anzi molto probabile, che con Boselli faremo assieme una cosa più grande della costituente socialista. I punti di convergenza tra i Repubblicani Europei e i Socialisti sono moli e abbiamo già avviato un confronto”. E ancora: “E’ anche probabile che nel 2009 faremo liste comuni per le europee”. La segretaria dei Repubblicani Europei, Luciana Sbarbati, uno degli ex membri del comitato dei 45 per il Pd e' interessata a costruire la casa dei laici e dei socialisti che non si riconoscono nel Pd ne' nella Cosa Rossa”. Per questo si è incontrata e tornerà ad incontrarsi con il segretario dello SDI Enrico Boselli. E ha pure convocato il consiglio nazionale del suo movimento all’inizio di settembre per preparare un evento in autunno sul tema “Cosa faranno i laici per il futuro dell’Italia?”.
E’ un fiume in piena l’europarlamentare eletta nelle liste Uniti nell’Ulivo. E sul Pd non usa perifrasi:“Il processo costituente sta seguendo un approccio verticistico, le regole sono fatte su misura per tutelare le nomenklature. Insomma, questo Pd non assomiglia neppure lontanamente all'Ulivo per cui ci siamo battuti io e Boselli". Nomenklatura: è questa la parola magica che scatena l’ira sbarbatiana, che travolge uno ad uno i leader del centrosinistra. Prodi: "Se avesse avuto più polso non saremmo arrivati a questo punto e poi e' irraggiungibile: per avere un incontro gli ho mandato un telegramma". Veltroni:“ Mi ha invitato a rimanere. Io ho riposto che non è una questione di posti ma vogliamo che sia riconosciuta la nostra piattaforma politica. Risultato? Nessuna riposta”; per non parlare di Rutelli, il vero responsabile , a suo parere, di aver cambiato pelle all’alleanza a partire dal referendum sulla fecondazione assistiita. E su questo, come su molti altri aspetti, il giudizio della Sbarbati converge con quello di Boselli:"Siamo stati i più strenui difensori dell'Ulivo e di Prodi. Abbiamo difeso le posizioni uliviste da chi 8vai sempre alla voce: Rutelli) voleva un altro tipo di alleanza. Ma ora in campo c'e' solo la somma di Ds e Margherita".e conclude "Boselli ha aperto gli occhi prima di me. Io ho pagato per essere stata testardamente fedele al progetto dell'Ulivo".
Lei, che non più di due anni fa (erano i tempi dei tavoli della Fed) definiva prodi “un gentiluomo” e D’Alema “un fuoriclasse assoluto”, proprio lei, immancabile presenza nelle foto di famiglia ai tempi del triciclo, adesso non ci sta più e ne ha per tutti: “Sa quale è la verità? Ci hanno sempre detto che eravamo indispensabili ma non ci hanno mai riconosciuto come soggetto politico”. Qualche esempio? “Non so da dove cominciare. Ne faccio uno. Prima delle elezioni del 2006 in base agli accordi noi Repubblicani non dovevamo presentare liste al Senato, quindi avevamo candidato i migliori nelle liste dei DS e della Margherita. A 27 giorni dalle elezioni ci hanno invece chiesto le liste al Senato, dove si presentava La Malfa. Le abbiamo fatte comunque e abbiamo pure preso 12 mila voti in più di La Malfa”.
Ma non finisce qui. Come nelle migliori tradizioni in questa storia c’è anche un notaio e una (mancata, in questo caso) contesa. Racconta la Sbarbati:”Ne vuole sentire un’altra? Io ero tra i soci fondatori dell’Ulivo. Prima delle politiche DS e Margherita hanno fatto un’altra associazione dell’Ulivo senza comunicarmelo. L’ho appreso al momento della firma dell’apparentamento dal notaio Mariconda. E nonostante questo non solo non ho sollevato il caso, ma ho anche fatto compagna elettorale a mie spese, senza ricevere un rimborso, pur sapendo che l’Ulivo era diventato la somma di DS e Margherita”. Eppure, se la memoria non ci inganna, la Sbarbati ha partecipato ai tavoli dell’Ulivo fino alla fine, al punto da essere inserita nel comitato promotore del Pd. Che cosa è successo dopo? “Saremo anche pochi, ma abbiamo pur sempre una storia, una tradizione. Non ce le riconoscono. Prima mi hanno considerato una personalità, poi una quota”. La storia si conclude dunque con il dissenso sulle regole delle primarie. Sostiene la Sbarbati:”Si viene eletti solo se si va col cappello in mano da Fassino o da Rutelli o da chi per loro. Io quelle regole non le ho votate. Non faccio accattonaggio. Faccio politica”.
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