Non c'è dubbio che il Presidente del Consiglio sia alla fine del suo ciclo politico nonostante la sua popolarità sia ancora alta e poggi sostanzialmente sulla fiducia che la gente ha nei suoi confronti come leader capace di risolvere i problemi del paese. Lo scontro tutto interno alla PDL, contenitore di storie politiche che non sanno e non vogliono amalgamarsi, specularmente a quanto accade nel PD dimostra sempre più il fallimento del bipolarismo all'italiana. La pervicace volontà di reductio ad unum perseguita da destra e sinistra, lucrando sulle spoglie dei partiti storici, ha chiarito a tutti la sua unica finalità: il potere. Ma il potere non basta; la destra infatti, nonostante l'ampia maggioranza di cui gode, non riesce a governare e questo non perché glielo impedisca l'opposizione che è sempre di più disorientata e priva di progetto. Il bipolarismo senza un programma e senza contenuti, senza cultura politica il cui unico pilastro è l'arroganza dei numeri non ha funzionato. Non c'è stabilità di governo ma una fibrillazione continua di cui emerge soltanto la punta dell'iceberg legata ai temi della giustizia e della legalità. Di fronte a questo scenario che vede il governo incapace ad affrontare una crisi economica, morale e culturale molto profonda, l'opposizione aspetta, altalenando soddisfazioni infantili per i colpi che la magistratura e non la politica infligge alla compagine della maggioranza, a improvvisati e inconcludenti richiami alla piazza per verificare la tenuta delle truppe.
Il paese è stretto nella morsa della irresponsabilità, dell'individualismo, del fondamentalismo politico che impedisce il dialogo, dell'egoismo e della illegalità diffusa capillarmente.
La manovra, appena varata dal Senato con il voto di fiducia, seppur necessaria ha un profilo chiaramente recessivo confermato dalla stessa Banca d'Italia e anziché incentivare la crescita produrrà sicuramente nuove tasse a livello locale.
Siamo di fronte ad uno strisciante cambiamento del volto della Repubblica nelle sue articolazioni previste dalla Costituzione. Lo scontro che si è aperto tra i livelli istituzionali (comuni, province e regioni) prefigura uno scenario in cui tutto può accadere se non facciamo prevalere il senso di responsabilità che deriva direttamente dal dettato costituzionale a cui è sempre più necessario restare legati.
E' un'altra Italia quella che ha in mente il governo Berlusconi? O è l'Italia della Costituzione repubblicana? I Repubblicani Europei che non hanno votato il federalismo sono convinti che ci sia un disegno politico per un'altra Italia che va contrastato e da subito con una proposta che sia in grado di affrontare le vere emergenze del paese: una nuova politica economica e una nuova legge elettorale. Per questo motivo noi lavoreremo per la costruzione di un terzo polo liberaldemocratico in cui ceti borghesi intelligenti, moderati riprendano in mano il proprio destino perché è impensabile lasciare il nostro paese alla deriva per l'incapacità ormai manifesta della PDL e del PD a svolgere il loro ruolo.
Bisogna tornare a respirare la democrazia a tutti i livelli. Affrontare la crisi finanziaria così come ha fatto Tremonti non risolve i problemi del paese e non risana nulla dentro un quadro economico sempre più incerto a causa delle fibrillazioni politiche che tutti i giorni scuotono la maggioranza. Il logoramento continuo del governo, del quadro istituzionale, del quadro economico e sociale, impone scelte di responsabilità, richiede l'intelligenza di aprire da subito una nuova fase che porti a un governo per la Repubblica nel segno di una discontinuità del quadro politico attuale. Le forze laiche, democratiche, liberali, debbono alzare la testa e tornare a un protagonismo politico per il bene di tutti gli italiani.