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Replica di Francesco Nucara al 46° congresso PRI
27/02/2011

Pri, verso la ricerca comune di nuove vie

Cari Amici, per prima cosa vorrei rispondere alle simpatiche osservazioni sull’Aspromonte che ha fatto Italico Santoro e alla differenza del carattere che, è vero, c’è. Santoro ha ragione: io sono nato in Aspromonte e questo è un fatto innegabile. lui è nato nel golfo di Salerno e c’è qualche differenza fra chi è nato in montagna e chi è nato sul mare. Dalle parti mie si dice che sei un marinaio perché metti la vela dove va il vento, a prescindere da dove puoi arrivare. Il montanaro effettivamente ha più difficoltà verso cambiamenti repentini. Ma qual è la differenza del carattere? Lo dico in maniera simpatica. La differenza del carattere tra me e Italico è che io sono nato adulto e quindi non sono mai stato nella FGR. Quando nei lontani anni sessanta Italico si candidò alla segreteria della FGR io ho cercato di aiutarlo con i miei modesti limiti. Ci dovevamo vedere una sera a Piazza Navona alle ore 18.00. Allora non c’erano i cellulari, alle ore 21.00 non ho visto Italico e me ne sono andato. Il giorno dopo gli ho telefonato: "ma come, io ti ho aspettato fino alle 21.00 e mi ha risposto: io sono arrivato alle 21.15. Tu avevi il dovere di aspettarmi un altro quarto d’ora, visto che avevi aspettato tre ore". Evidentemente abbiamo ritmi diversi. Io credo che questo, malgrado quello che si pensava all’inizio, malgrado qualche tentativo mal riuscito di boicottaggio, sia stato un grande Congresso. Io dal 1965 ad oggi ne ho fatti tanti. Penso sia valsa la pena di celebrarlo oggi, anche se ieri Marongiu diceva che febbraio porta bene ai repubblicani. Forse però è una mezza disgrazia visto che a febbraio ci sono stati i Patti Lateranensi. Ne è valsa la pena. Abbiamo avuto forze affini a noi che si sono presentate. L’intervento inaspettato di Oscar Giannino. Oggi siamo all’approdo più importante. Quello della riunificazione. Ma il lavoro che il Segretario di questo partito ha fatto in questi anni è stato tanto. Ho fatto opera di convincimento con Italico Santoro, con Antonio Del Pennino, con Oscar Giannino, con Guglielmo Castagnetti. Le ho tentate tutte. Le ho tentate tutte perché credevo che chi era andato via avesse una sua ragione. La potevo considerare sbagliata, ma aveva una sua ragione. Io non amo le piaggerie ma forse non amo nemmeno essere insultato. Per essere insultati non è che bisogna gridare, si può essere insultati anche parlando lievemente, con una barba fluente, bianca, bella. Però si può insultare.

Ci sono tre o quattro cose che non sopporto nella vita. Mi è riconosciuta una grande pazienza ma non sopporto l’inutile ipocrisia, non l’ipocrisia ma l’inutile ipocrisia. Non sopporto le bugie, non sopporto la slealtà. Queste sono le tre cose che io non sopporto. Non voglio essere amico di alcuna persona che abbia queste caratteristiche che io considero altamente negative. Voglio ringraziare tutti quelli che hanno collaborato alla formazione delle tesi. Venire qui a fare un Congresso per dire andiamo a destra o andiamo a sinistra, è cosa che non esiste nel partito repubblicano. Perché non ci piace né la destra né la sinistra. In questi anni abbiamo pensato alla sopravvivenza del partito. "Resistere per esistere" come ho detto nella mia relazione. Nessuno ci impedirà, nella nostra autonomia, di avere colloqui con chi vogliamo, anche con chi non ha accettato il nostro invito al Congresso. Io non mi pongo il problema di chi e con chi devo essere alleato. Se gli amici di Ravenna se lo pongono, fanno male, perché io mi potrei porre il loro problema. E in questi dieci anni non me lo sono mai posto. A casa mia, se invito qualcuno, può mangiare anche con le mani. Non lo inviterò più perché mangia con le mani ma in quel momento se sta a casa mia può anche mangiare con le mani. E l’ospite che c’era ieri mattina l’aveva invitato il Partito Repubblicano Italiano, non io e non voi. Ringrazio tutti quelli che hanno partecipato alle tesi, ma, visto che abbiamo avuto questa polemica con Italico Santoro stamattina, qualcuno si è letto, oggi, non prima, la tesi coordinata da Italico? Questa tesi era previdente rispetto a quello che è successo in questi quindici giorno nel Maghreb.

Dispiace, e di ciò chiediamo scusa all’amico Gianni Serrelli, che il suo importante contributo sul mondo del lavoro non abbia avuto spazio per una discussione approfondita.

Sarà un tema che io riprenderò.

E’ una tesi che merita l’attenzione del Partito Repubblicano. A furia di fare incontri, Serrelli ha fatto quasi due libri sul tema.

Non tutti, almeno così mi sembra, hanno colto in pieno la valenza politica della ricomposizione repubblicana.

Queste due anime, al di là dei numeri hanno comuni ideali e idealità. Gli ideali non si pesano con i numeri. Se pesassero il Partito Repubblicano, forse non avremo accesso in nessuna stanza. Parlo ora della reazione di Gianfranco Polillo: è da anni che gli viene detto che non è repubblicano ma, se continuiamo così, saremo in via di estinzione. Se non vogliamo nessuno, il Partito Repubblicano finisce. Io penso che qui non ci sia nessuno di 130 anni che nel 1895 era repubblicano. Oggi non avviene una sommatoria di tessere e numeri, di quante tessere hai tu, di quante tessere ho io. E un percorso che inizia oggi e non sappiamo come si evolverà. E’ un percorso che, dal punto di vista della iniziativa, è stato iniziato a Santo Stefano di Ravenna, con me e Luciana Sbarbati seduti fino alle due di notte. In quella riunione c’erano Gambi, Savoldi, io e Luciana. Quindi mi meraviglia la posizione di oggi. Apprezzo i marinai, ma questi cambi rapidi non li capisco. E poi ci avete invitato insieme al Congresso regionale, insieme all’inaugurazione della nuova sede del partito. Voi non dovete impegnare le persone se non credete a quello che fate. Impegnatevi voi, non coinvolgete gli altri, soprattutto non coinvolgete me, nelle vostre iniziative quando non credete a quelle stesse iniziative. Io e Luciana sappiamo quanto sarà difficile questo cammino, non c’e lo deve spiegare nessuno. E’ un cammino molto difficile, speriamo che l’approdo sia positivo. E’ come entrare in una sala operatoria e non sapere se usciremo guariti o se resteremo in quella sala. Il problema è che dobbiamo cercare un buon chirurgo, ma stamattina qui di chirurghi bravi ne ho visti pochi, di chirurghi che hanno ancora l’interesse del partito. Se qualcuno pensa che io voglia morire Segretario del PRI, allora cambiatemi cognome. Non voglio morire né Segretario del PRI, né voglio la camera ardente a Montecitorio. Chi la vuole continui a candidarsi dove gli pare, non nel Partito Repubblicano.

Ieri Cecchi Paone - un altro riportato, come altri, dentro il partito - ci ha spiegato come al bipolarismo non ci sono alternative. Egli vede il mondo bianco o nero, verde o rosso, e le sue sfumature non esistono. Io invece penso che esistano le differenze e noi dobbiamo capire come muoverci. Ho sentito in tanti interventi: il partito non comunica, il partito non va sui giornali. Per una volta che, giusta o sbagliata che sia, sono finito sui giornali mi hanno massacrato. Apprezzate almeno quello che ha detto Telese in una trasmissione: io non so cosa farà Nucara, ma nemmeno cinque scioperi della fame di Pannella ai tempi belli avrebbero prodotto questo risultato mediatico. Credo che siamo di fronte ad un viaggio tortuoso.

Come scriveva Malon sull’"Emancipazione", il 2 febbraio del 1890: "Nella scienza sociale non ci si inoltra per strade larghe e comode: alle sue sommità luminose arriveranno solo coloro che non temono il disagio e la fatica di arrampicarsi per stretti ed irti sentieri". Avete capito, amici di Ravenna? I Repubblicani è da anni - e non è con la mia segreteria - che stanno nelle panchine della politica italiana. Io, che sono un appassionato di calcio –ahimè juventino - vedo che ogni tanto l’allenatore deve ricorrere a quelli che stanno in panchina, che entrano e magari gli fanno vincere la partita. Questo è quello che deve fare il Partito Repubblicano: deve avere pazienza e aspettare di essere chiamato in campo. Quando Berlusconi uscirà dalla politica, questo tempo arriverà. Oggi è inutile dire andiamo a destra o a sinistra, quando all’interno di questo PDL non si sa cosa succede. Caro Savoldi, perché ci rimproveri che il partito non ha fatto niente? Sei una persona che io stimo, avrei bisogno di un decimo della tua stima nei miei confronti rispetto alla stima che io ho nei tuoi confronti. Come ho già detto si può insultare anche facendo finta di essere garbati. Preferisco Luciana che le cose le dice in faccia, poi magari ti chiede scusa. Savoldi dice che il Partito Repubblicano rispetto al convegno del 2007 al circolo della stampa di Milano non ha fatto nulla in seguito. Io ricordo la tua scostumatezza a quel convegno perché siccome ho organizzato il Consiglio Nazionale in quella sede, quando sventolavi il depliant del panel con le sezioni dicendo: qui manca una persona. Manca La Malfa. Ti avevo detto perché mancava La Malfa: era stato invitato da Riccardo Gallo. A Gallo è stato detto: me lo deve dire Nucara. Nucara ha scritto una lettera dicendo: scegliti il ruolo che vuoi, vuoi aprire, vuoi chiudere, vuoi parlare in una delle sessioni…ha detto che lui non voleva fare niente. Girava per le stanze per capire se quel convegno falliva o meno. Oggi e ieri non è venuto. Vedete, non è il Segretario del Partito Repubblicano che sospende una persona, è la Direzione. Ci vogliono ben 24 voti in Direzione. Forse allora il problema è questo. Siccome me ne voglio andare, avrà pensato, siccome sto in questo partito che non mi candiderà più, allora me ne vado però devo fare un operazione mediatica e dire che mi hanno cacciato. Allora noi non lo cacciamo. Ora vi spiego perché non lo cacciamo. E’ già arrivato il lodo dei Probiviri che non conosco, perché ho pregato l’amico Ferretti di non aprirlo. Manderò tutto l’incartamento al nuovo Collegio dei Probiviri. Dunque l’Onorevole La Malfa resterà con la sospensione. Certo, se telefona in giro invitando a non andare al Congresso, forse la sospensione è poca cosa. C’è chi dice che il partito non ha fatto niente da Milano in poi. Il partito ha cambiato lo statuto con il voto contrario di qualcuno, per far venire al Consiglio Nazionale gli amici di Ravenna, che mi hanno proposto il tuo nome, Sergio. Alla mia richiesta hanno detto: ci rappresenta Savoldi. Ti abbiamo inserito nella Direzione Nazionale del partito: non sei mai venuto. Non venite qua a cianciare, dite la verità!

Usciamo dal centro destra: perché non ti rivolgi a chi nel centro destra ci è andato e ha proposto alla Direzione Nazionale di scioglierci nel PDL? Ci è andato ed è ritornato, e l’abbiamo accettato. Perché invece di dire a me di lasciare la maggioranza, non chiedete agli altri di lasciare gli incarichi avuti nel PDL, da Berlusconi? Questo dovete chiedere. Quando c’è stata l’ultima campagna elettorale, nella Direzione Regionale dell’Emilia Romagna a Forlì, avevo detto: "amici di Ravenna - cioè amici della maggioranza del partito di Ravenna - siamo due candidati e due capilista nel PDL. Io mi sento un rifugiato politico nel PDL". Ho rinunciato di entrare al Governo, e mi è stato chiesto. Non perché non mi poteva piacere di entrare al Governo, ma il Partito Repubblicano al Governo poteva condizionare la politica del partito stesso.

Io sono un diligente Segretario del partito: qualunque iniziativa l’ho sempre sottoposta al tavolo della Direzione Nazionale, che ha votato con un voto in più o un voto in meno. In una occasione è stato detto: bisogna entrare nelle Istituzioni. Se io non devo entrare perché sono il Segretario del partito, c’è stato un altro che è stato candidato e che ha fatto il capolista nel PDL nelle Marche, è chiaro’ Io in Calabria mi sono pure fatto la campagna elettorale. Non mi risulta che quell’altro abbia fatto la campagna elettorale. Ma su questo punto non c’è nessuna critica. E allora, dov’è la critica. Il signore che è stato eletto nelle Marche, nel 2006 aveva detto che si dimetteva da Presidente perché io dovevo lasciare la Segreteria. Io ho detto: se trovi settantasei voti mi cacci. Prendemmo atto delle sue dimissioni e io ancora sono Segretario. Lui disse che non si poteva stare con Forza Italia, che Prodi avrebbe governato altri 20 anni. Io gli dissi: Prodi dura due anni . E’ durato 18 mesi. A febbraio del 2008 la stessa persona venne in Consiglio Nazionale e disse: aveva ragione Francesco, io non avevo capito niente. Però, disse: "ci voglio stare nel prossimo Parlamento". E’ all’altro che dovete chiedere perché ci vuole stare, non a me. Cosa ancora più grave: rieletti tutti e due, disse che dovevamo entrare nel PDL, una formazione politica che ci avrebbe permesso di inseminare di cultura repubblicana tutto il PDL. Ma è difficile inseminare qualcuno a 71 anni. La Direzione si riunì per dire: Lessie, torna a casa perché se no ti cacciamo. Agli amici di Ravenna abbiamo sempre dato il simbolo, a Cesena abbiamo appoggiato l’accordo con la Lega, c’era il problema di avere una coalizione che ci consentisse di avere qualche rappresentane in più. Io ci tengo ad avere rappresentanti nelle istituzioni. E’ tornato Giannino, l’avete visto stamattina. E sapete perché è tornato: mi ha mandato un messaggio: ho seguito il vostro Congresso, bellissimo. "Spero che io possa fare un breve intervento di 10 minuti". E’ stato un intervento più lungo ma ha animato la platea. L’intervento di Giannino è la conferma della giustezza delle tesi. L’ha detto: perché qui tra qualche anno cambia tutto lo scenario politico e voi dovete essere presenti nello scenario politico. Io dico: perché dovremmo abbandonare Berlusconi? Per il bunga bunga? Ma se io voglio attaccare Berlusconi, lo faccio sulla Protezione Civile. Io lo dico continuamente: solo un paese incivile ha bisogno della Protezione Civile. I paesi civili prevedono quello che succede e in Italia si sa quali sono le zone a rischio, forse è stato uno sbaglio metterci Bertolaso. Ma il Segretario che vi parla quando si disse che si trasformava la Protezione Civile in S.p.A., è andato da Fini dicendogli che non avrebbe votato la fiducia su questo provvedimento. Io penso al mio partito, e penso che le tesi e le idee del mio partito possano aiutare il mio paese a svilupparsi. Luciana: la scuola privata non l’ha fatta Berlusconi, la scuola privata l’ha fatta Berlinguer. Dobbiamo essere coscienti che noi siamo un paese sotto la protezione del Vaticano, sotto la protezione di uno Stato straniero. Siamo rimasti solo noi e i Radicali a fare battaglie di laicità. Parliamo di merito e meritocrazia, due concetti che abbiamo sempre sostenuto e sui quali siamo sempre stati vilipesi. Ma l’esame di gruppo all’università, non me lo sono inventato io. Luciana ha detto Berlusconi vince le elezioni per le sue televisioni. Questo viene smentito da un fatto: nel 1996 ha peso le elezioni e le ha perse pure nel 2006. La televisione lo potrà aiutare ma non gli fa vincere le elezioni. La prossima volta, se la sinistra troverà un leader decente, può essere che vinca le elezioni. Questa è la logica del sistema bipolare. Prendiamo ad esempio le primarie del PD: basta un euro e si può andare a votare, è stato proposto anche a me. Allora il segretario del PD potrebbe anche sceglierselo Berlusconi, volendo. Insomma, queste primarie non sono le primarie di cui Del Pennino ci parlava tanti anni fa. Va bene anche questo sistema elettorale, se si riformano però i partiti secondo la legge presentata da Del Pennino che io ho ripresentato alla Camera. Noi siamo rimasti l’unico partito all’antica, che fa le Direzioni che fa i Congressi. Fini, Casini, Berlusconi: eletti per acclamazione. Siamo rimasti l’unica mosca bianca nel bipolarismo italiano.

Ci soccorre l’analisi che Giancarlo Tartaglia ha espresso su "La Voce Repubblicana" del 3 febbraio 2010.

In quello scritto Tartaglia, prendendo spunto dalle analisi di Angelo Panebianco sul bipolarismo asseriva come lo stesso editorialista cominciasse ad avere dubbi sull’evoluzione di questo sistema politico elettorale. Dubbi che l’analista del "Corriere" esplicitava in un percorso che preludeva alla fine di questo asfissiante sistema. Si pensa che questo modello sia stato voluto, fortemente voluto, da Berlusconi e tuttavia bisogna ricordare che questa legge elettorale fu sostenuta anche da chi all’epoca era alleato di Berlusconi e dall’apparente tacito sostegno della sinistra, con l’aggravante che il Parlamento quasi all’unanimità approvò lo sbarramento al 4% per le elezioni europee. Noi dobbiamo restare noi stessi, come ha detto Luciana, poi faremo la trattativa. Non innamoriamoci di politici che non hanno la nostra storia e neanche il nostro presente. Giorgio Amendola ci chiamava "i vinti" della storia. Da "vinti" siamo passati ad essere vincitori. Ora, una parola sulla lealtà.

Pare che di questi tempi la lealtà sia un fardello inutile di cui bisogna liberarsi al più presto.

Questo sarebbe vero se si confondesse la lealtà con la sudditanza, ma così non è, lessicalmente e concettualmente. Spesso si sente dire che in politica tutto è lecito. In politica, come nel resto delle attività di qualunque tipo, ci sono sempre dei limiti alla liceità.

La lealtà, come è stato scritto nel nostro quotidiano, non può essere rateizzata, non si può essere "un po’" leali, come non si può essere un "po’ incinta".

C’è la lealtà verso i patti sottoscritti con il mio Partito in primis, e dopo con gli elettori, ma soprattutto con noi stessi.

E’ già stato citato Pirandello, in un articolo della "Voce", la citazione l’ho apprezzata e la ripeto: "La lealtà è un debito, è il più sacro, verso noi stessi ancor prima che verso gli altri."

Ci hanno tutti invitati a rimanere uniti: il che forse non sarà possibile perché alla fine del mio intervento ci sarà una riunione e probabilmente una mozione della minoranza. E’ cosa legittima, ma ieri tutti ci hanno detto di rimare uniti. Mi auguro che l’unità del partito sia un traguardo che possiamo raggiungere sin da oggi.

Il pensiero va verso un galantuomo, una persona di inestimabile valore, che ha rinunciato a pur legittime ambizioni, che il nostro Partito ha spesso sottovalutato, ma che rimane una pietra miliare nella storia repubblicana per il suo disinteresse personale teso sempre alla ricerca dell’unità del PRI. Era Oddo Biasini, a cui ho chiesto spesso consiglio.

Mi ha sempre ripetuto: deve tenere unito il partito. Ma, con l’ambizione personale e con l’egoismo, non si tiene unito il partito. E’ stato un magnifico Congresso Se qualcuno ha inteso rovinare il Congresso è stato servito. Se qualcuno ha detto che il Congresso era da un’altra parte di Roma è stato servito. Sono enormemente soddisfatto per il successo che ha avuto anche con le altre forze politiche. Credo che abbiamo svolto un buon lavoro soprattutto con tutti i problemi che ha il partito, soprattutto quelli finanziari. Ma c’è ne sono altri. Ringrazio tutta la Direzione Nazionale, i collaboratori de "La Voce Repubblicana", quelli che si sono sobbarcati il lavoro fisico, tutto il settore dell’amministrazione, gli amici che ci hanno supportato nella Verifica Poteri e, dulcis in fundo, Chiara Capotondi e Anna Gherardi.

E, primo fra tutti chi, malgrado i suoi numerosi impegni, si è sobbarcato tutta l’organizzazione del Congresso: Giancarlo Camerucci.

Amici, io non ho mai avuto problemi personali con nessuno. Ma se un sodalizio politico che dura da decine di anni si rompe, ci sarà un problema. E io sono stato offeso sul piano personale. Io mi sono sentito dire che i calabresi sono dei poveracci e che i meridionali sono dei delinquenti. Forse tutto questo è un problema Se uno mi dice che ho trasformato il partito in una caserma, forse c’è un problema, e in questi problemi personali sono stati coinvolti anche i miei figli, signor La Malfa. In pieno transatlantico, signor La Malfa, hai avuto l’indegnità di nominare i miei figli. Sei una persona indegna. Vi ho già detto che rinvio l’incartamento al nuovo Collegio dei Probiviri. Vi dico che il 31 dicembre, al PRI di Reggio Calabria, mi arriva una telefonata dove il notaio Eramo mi chiedeva di revocare la sospensione di Giorgio La Malfa; gli rispondo che l’ha sospeso la Direzione, ma se La Malfa mi dà un appiglio io convoco la Direzione e revochiamo la sospensione. Mi ha ritelefonato dicendomi che La Malfa non né voleva sapere e che voleva che la sospensione fosse revocata. Se uno deve decidere di rientrare, vuol dire che si sente fuori, non dentro. Il notaio Eramo mi è venuto a trovare al partito pochi giorni fa: gli ho detto, chiederò al Congresso di revocare la sospensione se La Malfa scriverà di adeguarsi ai deliberati. Eramo mi ha risposto: questo non lo farà mai. Cosa dovrei fare io? Dovrei chiudere il Partito Repubblicano Italiano? Questo non lo farò mai, ci morirò dentro. Per tutta risposta il deputato La Malfa mi ha denunciato ai Probiviri per un articolo sulla "Voce".

Venite qua e blaterate che la Costituzione è sacra, ma la costituzione dei repubblicani è lo Statuto. E lo Statuto del partito se necessario si cambia, come io l’ho cambiato per fare entrare i ravennati. Non potete accusare me di rompere una storia, io non rompo nessuna storia, qualcun altro la vuole rompere. Lui dice che è pronto a fondare un nuovo partito: lo fondasse, che problema c’è. Scoprirà quanto è difficile fondare un nuovo partito. Allora finalmente vedremo lavorare l’Onorevole La Malfa. Gli ho chiesto quando era Ministro della Repubblica di andare a spiegare il Piano di Lisbona. Non è venuto nemmeno a Reggio Calabria su richiesta del compianto Gianni Rizzica. Oggi manca La Malfa? Non manca nessuno, perché i repubblicani sono tutti qua.

Chiudo il mio intervento citando quello che Spadolini scriveva su "Il Partito della Democrazia": "Ma i partiti – quando siano veri partiti, e cioè non aggruppamenti o scissioni basati su equivoci, verbalismi, personalismi, situazioni transeunti, ma espressione di forze sociali organiche e impostazione di problemi politici fondamentali – non muoiono così facilmente.

Il Partito Repubblicano non morirà. Morirà prima quello che La Malfa vuole costruire.

Viva il Partito Repubblicano!

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