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INTERVISTE
09/05/2010

INTERVISTA CON LUCIANA SBARBATI, SENATRICE GRUPPO MISTO
di ROBERTO I. ROSSI



Governo nazionale: “Sono convinta che in queste condizioni la maggioranza non durerà a lungo”
Il rapporto con la Regione: “Il centrosinistra e il Pd non hanno mai veramente apprezzato la cultura repubblicana”
“Alle urne, forse, in primavera”
“L’iniziativa di Fini e la sua sfida aprono ad una terza via della politica italiana, quella liberaldemocratica”.
Sul ritorno al voto:“Voci accreditate ipotizzano elezioni anticipate”

Da che cosa è scaturita la decisione di uscire dal gruppo del Pd in Senato, per entrare nel Gruppo Misto, composto da Udc, Svp, Io Sud, Autonomie e Mre?

“La decisione di lasciare il gruppo del Partito democratico viene da lontano. Nel corso di questi anni è apparso sempre più chiaro che il Pd si è risolto nell’incontro di vertice tra un’area del mondo cattolico e la vecchia tradizione marxista. Un incontro che esclude proprio quella cultura e quella visione politica che si riassumono nella democrazia liberale e che sono alla base delle moderne società occidentali.

In queste condizioni, e dopo tante e sofferte battaglie, ho deciso di esplorare altre strade.

Ma c’è anche un’altra ragione che mi spinge in questa direzione. Il meccanismo bipolare, così com’è stato costruito in Italia, produce solo guasti sistemici e una endemica inadeguatezza della politica nella sua esigenza di fondo, che è quella di confrontarsi con i problemi del Paese. Sono in molti, nell’uno come nell’altro schieramento, che ne vanno prendendo atto. E allora è venuto il momento di superare questa visione miope e costrittiva della vita politica, di tornare a guardare e a collegarsi con le grandi famiglie politiche della tradizione europea, restituendo identità e ruoli definiti ai partiti che cercano il consenso e si candidano a governare”.

Come giudica la “guerra” tra Berlusconi e Fini?

“Non la giudico, per ora resta un problema interno al Pdl, ma induce a una riflessione.

Tanto il Pdl che il Pd sono contenitori politici e non veri partiti o laboratori di idee in cui confrontare storie personali e politiche o in cui elaborare un progetto. Perché questi possano funzionare è necessario applicare il dirigismo che impone strategie dall’alto e mortifica la democrazia interna. Specularmente, il Pd ha gli stessi problemi. Si tratta di capire se è arrivato il momento di affrontare la riforma della legge elettorale che, di fatto, con lo sbarramento al 4 per cento ha imposto un innaturale bipolarismo. Maggioranza e opposizione hanno ridotto il bipolarismo a bipartitismo, cancellando storie politiche, tradizioni, ideologie. L’iniziativa di Fini, il suo dire basta a questo modo di intendere la politica e la sua sfida aprono a una terza via della politica italiana, quella liberaldemocratica”.

Pensa che l’atteggiamento del presidente della Camera possa avere come obiettivo la costituzione di un terzo polo, creando un nuovo partito insieme a Rutelli e Casini?

“Non posso affermarlo con certezza, ma visto che la volontà del Pd e del Pdl è quella di sbarazzarsi di tutti i partiti ‘minori’, cancellando le tradizioni socialista, liberale e repubblicana, mi auguro che questa iniziativa serva a risvegliare in queste formazioni politiche l’orgoglio e la voglia di lottare per le proprie idee, a rilanciare la progettualità politica laica e liberale nel nostro Paese, a smuovere le coscienze e a ripristinare confronto e dialogo sui grandi temi. La politica dei numeri, quella autoreferenziale, ha perso di vista la sua missione primaria, quella del servizio e del bene comune che invece vanno garantiti specie in un momento di grave crisi economica come quello che stiamo vivendo”.

Se il centrodestra si sta mettendo in discussione, anche il centrosinistra non sta certo vivendo un periodo di unità politica.

“Il centrodestra, purtroppo, non si sta mettendo in discussione, sta solo reagendo alla coraggiosa azione del presidente Fini, che ha osato contraddire pubblicamente il Cavaliere. Il vero problema, come accennavo prima, è l’assenza di dibattito interno, la mancanza di un vero confronto.

I partiti, tanto a destra quanto a sinistra, sono ridotti a un difficile amalgama di identità personali, non di culture politiche, che non può reggere a lungo”.

Considerato quanto sta accadendo nel Pdl, lei pensa che ad ottobre si andrà a votare?

“Non credo, anche se sono convinta che in queste condizioni la maggioranza non durerà a lungo. Le ipotesi che circolano sono tante e non escludono le elezioni anticipate.

Voci accreditate ipotizzano elezioni per la primavera prossima”.

Venendo a parlare delle Marche, lei ha contestato l’atteggiamento del Governatore Spacca relativamente alla composizione della nuova Giunta che non ha visto la partecipazione di rappresentanti di Alleanza Riformista. Ci vuole spiegare come sono andate le cose?

“Non c’è molto da spiegare. La logica della mortificazione dei partiti minori che c’è a livello nazionale è riprodotta parimenti a livello locale. I nostri voti servono al Pd e al centrosinistra per vincere, in alcuni casi sono necessari, ma il giorno dopo le elezioni questo dato sembra perdere di importanza. Il centrosinistra e il Pd non hanno mai veramente apprezzato la cultura repubblicana e non sanno accettare la nostra capacità critica libera e costruttiva, né la nostra autonomia a differenza di quanto avveniva con la vecchia Democrazia cristiana. La gestione del potere fine a se stesso non consente di essere lungimiranti, né di premiare il merito o di rispettare pati sottoscritti.

 

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