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SBARBATI: IL BIPOLARISMO NON VA, ALLE URNE NEL 2011
18/05/2010

PRIMO PIANO - Di Gordon
Italia Oggi, 18/05/2010, pag. 9
INTERVISTA AL VOLO

 Sei domande a Luciana Sbarbati, leader del Movimento repubblicani europei (Mre)

Da che cosa è scaturita la decisione di uscire dal gruppo del Pd in Senato, per entrare nel Gruppo Misto, composto da Udc, Svp, Io Sud, Autonomie e Mre?

La decisione di lasciare il gruppo del Pd viene da lontano. Nel corso di questi anni è apparso sempre più chiaro che il Pd si è risolto nell'incontro di vertice tra un'area del mondo cattolico e la vecchia tradizione marxista. Un incontro che esclude proprio quella cultura e quella visione politica che si riassumono nella democrazia liberale e che sono alla base delle moderne società occidentali.

In queste condizioni, e dopo tante e sofferte battaglie, lei ha quindi deciso di esplorare altre strade?

Ma c'è anche un'altra ragione che mi spinge in questa direzione. Il meccanismo bipolare, così com'è stato costruito in Italia, produce solo guasti sistemici e una endemica inadeguatezza della politica nella sua esigenza di fondo, che è quella di confrontarsi con i problemi del paese. Sono in molti, nell'uno come nell'altro schieramento, che ne stanno prendendo atto. E allora è venuto il momento di superare questa visione miope e costrittiva della vita politica, di tornare a guardare e a collegarsi con le grandi famiglie politiche della tradizione europea, restituendo identità e ruoli definiti ai partiti che cercano il consenso e si candidano a governare.

Come giudica la guerra tra Berlusconi e Fini?

Non la giudico, per ora resta un problema interno al Pdl, ma mi induce a una riflessione. Che è questa. Tanto il Pdl che il Pd sono contenitori politici e non veri partiti o laboratori di idee nei quali confrontare storie personali e politiche o in cui elaborare un progetto. Perché questi partiti possano funzionare è necessario applicare il dirigismo che impone strategie dall'alto e mortifica la democrazia interna. Specularmente, il Pd ha gli stessi problemi. Si tratta di capire se è arrivato il momento di affrontare la riforma della legge elettorale che, di fatto, con lo sbarramento al 4 per cento ha imposto un innaturale bipolarismo. Maggioranza e opposizione hanno ridotto il bipolarismo a bipartitismo, cancellando storie politiche, tradizioni, ideologie. L'iniziativa di Fini, il suo dire basta a questo modo di intendere la politica e la sua sfida aprono a una terza via della politica italiana, quella liberaldemocratica.

Pensa che l'atteggiamento del presidente della Camera possa avere come obiettivo la costituzione di un terzo polo, creando un nuovo partito insieme a Rutelli e Casini?

Non posso affermarlo con certezza, ma visto che la volontà del Pd e del Pdl è quella di sbarazzarsi di tutti i partiti minori, mi auguro che questa iniziativa serva a risvegliare, in queste formazioni politiche, l'orgoglio e la voglia di lottare per le proprie idee. La politica dei soli numeri, autoreferenziale, ha perso di vista la sua missione primaria, quella del servizio e del bene comune che invece vanno garantiti specie in un momento di grave crisi economica come quello che stiamo vivendo.

Se il centrodestra si sta mettendo in discussione, anche il centrosinistra non sta certo vivendo un periodo di unità politica.

Il centrodestra, purtroppo, non si sta mettendo in discussione, sta solo reagendo alla coraggiosa azione del presidente Fini, che ha osato contraddire pubblicamente il Cavaliere. Il vero problema, come accennavo prima, è l'assenza di dibattito interno, la mancanza di un vero confronto. I partiti, tanto a destra quanto a sinistra, sono ridotti a un difficile amalgama di identità personali, non di culture politiche, che non può reggere a lungo.

Considerato quanto sta accadendo nel Pdl, lei pensa che ad ottobre si andrà a votare?

Non credo, anche se sono convinta che, in queste condizioni, la maggioranza non durerà a lungo. Le ipotesi che circolano sono tante e non escludono le elezioni anticipate. Voci accreditate ipotizzano elezioni per la primavera prossima.

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