SBARBATI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Signora Presidente, farò un intervento politico, così come ha detto il collega che testé mi ha preceduto, perché chiaramente non sono un tecnico, ma credo che quando in una democrazia si interviene sulla libera stampa con una legge così fatta, di tipo restrittivo, la definizione più consona e più giusta sia quella di legge autoritaria. Oggi è così per questa bruttissima legge sulle intercettazioni, che di fatto, più che tutelare la privacy dei cittadini - cosa buona e giusta - pone veramente dei limiti oggettivi invece alle indagini dei magistrati, applica la censura ai mezzi di comunicazione (siano essi carta stampata o tv) e perfino ai loro editori.
Al collega che mi ha preceduto sempre mi rivolgo: che nel nostro Paese ci siano stati eccessi o abusi - come lui ha testé detto - in materia di intercettazioni è del tutto evidente e non si può negare, così come a mio avviso è assolutamente inquietante sapere che tutti siamo controllati e intercettati. Perfino i lavoratori sul luogo di lavoro sono spesso oggetto di pervertite - e dico pervertite - osservazioni. Questo è intollerabile ed è ovvio che si pone e si impone la necessità di una legge che regoli la materia, ma che sia una legge buona e giusta.
Se poi pensiamo alla classe politica, a noi che veniamo così comunemente definiti "casta" senza che nessuno ci difenda, mettendoci tutti nel mazzo perché siamo tutti uguali, allora è evidente che chiunque ha una qualche attività di questo tipo o anche un'attività con rilevanza sociale viene intercettato e viene controllato. Così le intercettazioni, nel nostro Paese democratico, in cui vige la Costituzione, viaggiano e circolano come dei pacchi postali, approdano quasi per caso alle redazioni dei giornali, che poi all'ora «x» puntualmente le pubblicano.
Il problema allora è reale e molto serio, ed è quello evidenziato prima dal collega D'Ambrosio: quello della tutela della privacy dei cittadini onesti e quello della libertà dell'informazione; ed è così serio che chiunque sia figlio di una cultura democratica e liberale ormai da tempo in questo Paese rivendica il bisogno di una regolamentazione, di una legge giusta che regoli libertà, segretezza della comunicazione e quindi i diritti costituzionalmente protetti.
Non è ammissibile, infatti, che, indipendentemente dal fatto di essere o meno criminali - oggi ce ne sono purtroppo troppi - siamo tutti tenuti sotto osservazione dal grande orecchio - Echelon si diceva in Europa e si dice nel mondo - che silenzioso entra anche di soppiatto nelle pieghe della nostra vita, dei nostri sentimenti, dei nostri problemi.
Così come, però, non è ammissibile accettare che anche i giornali che hanno in mano intercettazioni scottanti e riservate possano decidere loro se pubblicarle o no, perché ormai è chiaro a tutti che non sempre queste pubblicazioni sono nell'interesse di una corretta informazione democratica; così come è chiaro che c'è un perfetto orologio che scandisce i tempi, la qualità e la quantità delle intercettazioni da rendere pubbliche, le quali giacciono nelle redazioni dei giornali come patrimonio in custodia ma non si sa perché e per conto di chi.
Allora volevamo provvedere a che tutto questo cessasse. Volevamo provvedere a disciplinare la materia con una legge giusta a tutela dei cittadini onesti, che consentisse alla magistratura di fare bene il suo lavoro a tutela della legalità. Per fare questo però - caro collega Mugnai - c'è bisogno effettivamente di un Governo che abbia una qualità essenziale: e la qualità essenziale che questo Governo dovrebbe possedere è quella della irreprensibilità, per mettere mano a una materia così delicata. Questo Governo l'irreprensibilità non ce l'ha e, se volesse dimostrare di averla, avrebbe in mano soltanto una carta da giocare: quella di eliminare, di far fuori, di far dimettere tutti coloro che oggi sono incorsi nelle operazioni di scontro con la legalità e che sono appunto sotto processo. Ma - come sappiamo tutti bene - il Governo non fa questo e non lo chiede. Non chiede queste dimissioni.
C'è inoltre un problema che riguarda in particolare il segreto istruttorio, che richiede norme a tutela della privacy con attenzione anche alle prerogative della stampa, del suo codice deontologico, sul quale occorrono certamente più controlli e più severità, nonché alle peculiari specificità del giornalismo di inchiesta.
Tutto questo bailamme, questo correre e rincorrere la scenetta o - per meglio dire - la sceneggiata del battibecco tra i due cofondatori del PdL ha tolto di mezzo il cuore del problema. Quest'ultimo sta proprio nel fare una legge giusta, la quale dia effettivamente alla magistratura e alle forze dell'ordine i mezzi e gli strumenti per incidere profondamente, con equità e giustizia, nella lotta contro la criminalità organizzata, a tutela dell'ordine e della legalità, con i quali un Paese democratico deve vivere e soprattutto sopravvivere. Noi stiamo morendo nell'illegalità.
Oggi ci troviamo di fronte ad un iter intossicato dai problemi personali del Premier e della cricca, nonché dalle diatribe interne alla maggioranza dove ha tenuto campo, più che l'esigenza di migliorare questa legge bavaglio, la ridicola farsa di uno scontro tra i due cofondatori del PdL, che hanno trovato la quadra di un accordo. Ma certo non è un accordo che tutela i diritti dei cittadini, bensì soltanto i loro interessi personali, perché in ballo c'era il potere.
Ecco quindi che i due diritti in questione - quello della privacy e quello dell'informazione - non hanno trovato giustizia in questa legge. Questa è una brutta legge, che verrà approvata a colpi di fiducia e ve la voterete. Noi la denunciamo al Paese in tutta la sua parzialità, faziosità e pericolosità.
Voi oggi vi addossate la responsabilità - cari colleghi della maggioranza - delle gravi conseguenze che essa produrrà, che sono lesive dei diritti protetti dalla nostra Costituzione repubblicana, soprattutto in merito alla riduzione che avete fatto dei mezzi posti a disposizione della magistratura e delle forze dell'ordine. Essa inciderà negativamente - molto negativamente - nella dura lotta che stanno conducendo contro la criminalità organizzata, per la tutela dell'ordine e della legalità, senza i quali nel nostro Paese non c'è più né libertà e men che meno giustizia. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut-UV-MAIE-IS-MRE e PD. Congratulazioni).